Verso la Carnia per caserme cercando l’alpino “Pinna” (di Massimo Guarenghi)

A Dicembre sono 46 gli anni passati dal mio congedo “natalizio” (ultimo a lasciare la naia per una incomprensione da 5 di R) e da sole tre stagioni ho ripreso a frequentare quel pezzo d’Italia così importante per noi tutti: il Friuli. E’ inutile negarlo, comunque ti sia andata, la tua caserma ce l’hai nel cuore. E allora con tanta tristezza passi a rivedere quello che è rimasto, dopo la ricostruzione e la ristrutturazione del servizio militare, della “Goi” (Gemona), poi costeggi la nuova caserma di “Venzone” (dalla vecchia uscivano tante nappine di colore rosso), vai avanti e rivedi ciò che resta della “Cantore” a Tolmezzo (quelli del Pinerolo hanno provato a fare i furbi con noi “tubi” aspiranti topografi … “al Pinerolo ci sta una mussa di nome porta la libertà non porta briglia né basto né sella ….”) e lì, dove il Tagliamento (meta preferita dal capomacchina) raccoglie le acque del torrente But, decidi se andare a Paluzza o passare da Villa Santina (dove hai fatto quell’esercitazione, che ti ricordi molto bene per la tanta nafta respirata, la tanta acqua ricevuta e quelle stupende razioni K che ti hanno fatto passare alcuni giorni felici all’Ospedale Civile di Tolmezzo); decidi, fiancheggi la deviazione per lo Zoncolan (da non fare nemmeno in auto, se non possiedi almeno sei ruote motrici..) e prosegui per Sappada. Prima di Sappada però c’è Forni Avoltri.

Quel nome me ne fa venire in mente un altro “Pinna Giacomo” Alpino di Salso, che abita anche in questo paese, dove ha creato e gestisce con il gruppo “Amici della Val Degano” quel gioiellino che è  la Mostra Permanente “Forni Avoltri nella Grande Guerra”, la quale racconta i fatti di guerra sviluppatesi in queste valli. Tutto un piano è occupato da documentazioni storiche e reperti bellici, ma tanti e tanti resti non riescono a trovare spazio. Balzano all’occhio alcuni manichini perfettamente forniti; spiccano il nostro fedele mulo con il suo “sconcio” e una portatrice carnica; le portatrici svolsero funzioni fondamentali ed al loro simbolo, Maria Plozner Mentil, decorata con la medaglia d’oro al v.m. alla memoria, è intitolata la caserma di Paluzza. Quello che caratterizza fortemente la mostra è la copia perfetta del corpo di guardia a 5 letti che controllava le Valli Sissanis e Bordaglia. Scoperta nel 2007 sulla cresta del Monte Navagiust è stata riprodotta fedelmente (data l’impossibilità oggettiva di trasportarla a valle) per testimoniare le dure condizioni di vita al fronte. Terminata la visita, prima di andarvene, prendete una sedia, o sedetevi sui gradini delle scale, piazzatevi davanti alla cartina che c’è nel pianerottolo e chiedete a Giacomo di parlarvi del movimento di truppe sul fronte.

N.B. non dimenticatevi un panino (al “frico” penserete dopo) e un quartino di quello rosso buono, perché le cose che Pinna ha da dire sono tante, interessanti e non ti accorgi del tempo che passa. 

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