5 giugno 1915: Sgombero forzato dell’abitato di Forni Avoltri. (prima parte)

Il 5 giugno giunge l’ordine immediato, dal Comando della Zona Carnia, di far evacuare dalla popolazione i centri abitati a monte di Rigolato. I 1732 abitanti del comune di Forni Avoltri le sue frazioni e di Givigliana con la motivazione ufficiale di una possibile invasione e bombardamenti da parte austro-ungarica. Furono costretti a sistemarsi alla meglio a Rigolato, Comeglians, Ovaro.

Lo stesso triste destino toccò a Timau e Cleulis frazioni di Paluzza e tutti i paesi della Val Aupa che affluirono in Moggio, “avversati, trattati male dai militari e tacciati di tradimento” come nota l’abate di Moggio mons. Belfio.

In realtà per il sospetto che il paese fosse abitato da spie; il nemico sembrava sempre ben informato sui movimenti delle nostre truppe in alta Val Degano, dubbio che venne fugato, dalle rivelazioni di un disertore irredento, disse che il tutto era dovuto a un sistema di intercettazioni delle linee telefoniche tra i vari comandi perciò si dispose che le comunicazioni si effettuassero in dialetto, e ci si accorse subito del cambiamento.

 

L’ordine di sgombero concedeva un margine di tempo che normalmente non superava le 24 ore. La popolazione doveva raccogliere quanto poteva e trasferirsi, spesso, senza meta prestabilita; i più fortunati trovavano accoglienza presso parenti, conoscenti, o amici. Agli altri veniva data ospitalità talvolta in strutture pubbliche, tal’altra in camere d’albergo sovraffollate.

Il mantenimento doveva essere a carico dei Comuni che li avevano accolti, o della Provincia. Sono numerosi i paesi sfollati, però, per i quali non risulta adottato tale provvedimento. Non si è certi che ciò sia avvenuto a Forni Avoltri.

 

Don Fortunato Molinaro cosi ricorda:

Il 7 giugno (veramente il 5 n.d.a.) l’Autorità Militare ordinò lo sgombero dei paesi. Riparammo a Comeglians e dintorni. Il municipio di Forni si stabilì a Comeglians l’Ufficio parrocchiale io lo portai a Liariis,dove avevo conoscenze care,……… .A vedere girondolare qua e là, i miei bambini e bambine, ed anche i grandi, qual pena sentivo! Furono giorni d’angustie.

Risultava che i nemici conoscevano tutto ciò che si diceva e si faceva, epperò si arguì trattarsi di spie. Meschinità dei giudizi umani! Le spie non c’entravano, ma l’intercettazione delle linee telefoniche. Un soldato triestino , che faceva il telefonista ,disertore, spiegò la maniera che usavano per captare la corrispondenza. E però il 18 luglio 1915 fummo richiamati ed assolti della taccia di spie. Era brutto questo appellativo e ci guardavano a vista. Dopo le cose cambiarono”.

Dalle memorie del professor Vittorio Romanin (Brigidin), allora un ragazzo, si rivivono le angoscie e le incertezze di un fosco futuro denso di incognite che saranno l’inizio di quelle sofferenze che la popolazione dovette subire in quei tristi anni e che si protrarranno anche negli anni dopo la fine della guerra. Questa sarà la prima terribile prova subita dalla comunità di Forni Avoltri; purtroppo ne vennero altre, bombardamenti, incendi,  lutti , miseria e disperazione.

“Nel timore di un’invasione dobbiamo abbandonare in fretta e furia le nostre case. Triste spettacolo di bambini che piangono, di vecchi che salutano la casetta che forse non ritroveranno in piedi, di donne che si affannano a portare via le proprie creature, oggetti di maggior valore e gli animali. Confusione. La mia famiglia si sistema alla meglio in un albergo di Comeglians, si dorme in una camera occupata da circa una decina di persone. La mamma cucina all’aperto; per pascere le mucche deve recarsi in un paesetto vicino…(….)..Dopo qualche tempo la mamma ottiene di rimanere a Forni assieme al fratello Lorenzo, per attendere ai lavori di campagna che gia sono molto trascurati. In seguito ci fa trasferire a Magnanins per averci più vicini. Finalmente dopo 40 giorni si può tornare a casa.  Si preferisce vivere in pericolo ma al proprio paese. Troviamo qua e là trincee e reticolati…….

Significativa la testimonianza tratta dal libro di B. Mussolini “Il mio diario di guerra 1915-1917”.

“…..Una vecchia, di età assai avanzata ma ancora arzilla, sta agucciando  vicino alla finestra dell’albergo della Corona. (Corona Ferrea) Mi racconta, poi, dello sgombero di Forni, avvenuto alcuni mesi fa, sotto la minaccia di un incursione del nemico.

  Un giorno all’improvviso il Sindaco ci diede l’ordine di andar via. Nessuno restò nel paese. Tutte le case furono chiuse e abbandonate. Che confusione! Che disperazione! Le famiglie povere non sapevano come fare, né dove recarsi. Noi ci fermammo a Ovaro altri a Rigolato. Donne e bambini piangevano. Scene da piangere. Siamo rimasti lontano 40 giorni e mi sono sembrati 40 anni……”.

Documenti d’archivio sullo sgombero di Forni.

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